“Bologna sai mi sei mancata un casino”

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Cantava e “canta” Lucio Dalla nella sua “Dark Bologna”

Penso la stessa cosa ogni volta che ritorno a Bologna. Vago tra i chiaroscuri disegnati delle sue strade e i suoi vicoli porticati. Si dispiegano lungo il percorso, scelto casualmente, volte a botte, poi a crociera, tiranti in ferro, colonne, distinti e disparati capitelli, pavimenti in marmo, grandi portoni in legno. Oltre gli archi dei portici, inquadrati da prospettive sempre differenti, si mostrano gli intonaci porpora e senape, i mattoni rossi, le cattedrali gotiche, le chiese rinascimentali, le finestre con gli archi gugliati, i parcheggi con le bici sovrapposte, i negozi di antiquariato, quelli nati da cooperative di creativi, i bar e i locali dal sapore vintage.

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Macino chilometri e mi rallegro di poterlo fare col solo ausilio dei miei piedi. A Roma avrei preso la macchina non riuscendo a parcheggiare; mi sarei affidata alla metro trasformandomi in sardina; avrei atteso invano un autobus sperando di salire dall’ uscita. Salire da dove??? Che non si provi ad invertire gli ingressi e le uscite, a Bologna vigono chiare e non scritte ma rispettate leggi in merito. C’è da aspettarsi tanto di ramanzina in romagnolo per i fuorilegge. Mi dico che, forse, potrei anche gironzolare affittando una bici; Bologna è la città delle piste e dei semafori ciclabili ma, tutto sommato, preferisco camminare; visto mai che confondo i percorsi e la quiete di questa giornata viene interrotta dal rimprovero di una civiltà sorprendentemente mai persa? Invidio questo popolo ciclista, ha davanti a sé una pianura per sfrecciare che è una meraviglia. Così come lo è, in questa giornata, il cellulare scarico.

Mi perdo tra le strette strade, nella loro bellezza son quasi tutte uguali: qui son già passata, no, forse non era qui, quindi ora dove sono? “Chiedo scusa, per arrivare alla finestra che dà sul canale?”. Questa la domanda contenente la descrizione “molto particolareggiata” che pongo ad un passante per sapere dove si trova la finestrella di via Piella che dà sul canale delle Moline. Ciò che più sorprende è che un umano ritorna ad acquisire le proprie sembianze sostituendosi a Google Maps; cose dell’altro mondo! Come la scolaresca che mi si prospetta davanti la finestra. No, non rinuncerò ad osservare lo spettacolo che si aprirà al di là. Attendo volentieri per percepire quella sensazione di altro luogo e altro tempo che si potrà “ascoltare” affacciandosi da questa magica finestra. Bologna è anche i suoi canali nascosti e non.

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Dopo tanto camminare, andare, dopo tutte queste energie spese per la sorprendente Bologna, sarà il caso di mangiare qualcosa? Scopro così il Mercato delle Erbe. La pizza, così impropriamente definita, di MozzaBella, pizzeria al taglio all’interno del mercato, è qualcosa di superbo.

Ritorno in stazione, già malinconica per l’arrivederci, l’orologio in facciata mi ricorda che Bologna è anche il 2 agosto 1980, mai dimenticarlo.

Rientro a Roma serena, soddisfatta e con un bagaglio di fotografie, alcune delle quali qui pubblicate. Sono state appositamente scattate sovraesposte. The Gum Project è anche un laboratorio di fotografia amatoriale e la modalità con cui vi proponiamo le foto su Bologna vorrebbe stimolare la curiosità di chi sarà lieto di leggerci.

   

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